mercoledì 25 settembre 2019

IL LABIRINTO DELLE EMOZIONI di Carlo Vercelli

Si inaugura domenica 6 ottobre 2019, alle ore 18.00 
presso la Galleria VISIONI ALTRE,  Campo del Ghetto Novo 2918 VENEZIA 
“IL LABIRINTO DELLE EMOZIONI” opere pittoriche di Carlo Vercelli.
Il lavoro di Carlo Vercelli offre nuovi spunti di riflessione per affrontare la complessa realtà contemporanea. Sfidare “il labirinto delle emozioni” significa suggerire delle vie d’uscita, dove l’artista guida il visitatore a considerare gli aspetti precari dell’esistenza, mostrando e condividendo il proprio vissuto e riprendendo il cammino all’infinito una volta trovata la via. Con la propria poetica e ricerca, Vercelli si offre al visitatore in un itinerario espositivo senza interruzioni, ma anche senza inizio e senza fine, con numerose e sempre rinnovate possibilità di scelta. Venezia è la città che più si presta ad ospitare il suo percorso, in quanto essa stessa è un labirinto in continua mutazione, ma senza perdere se’ stessa e la propria identità.

Le opere di Carlo Vercelli dialogano fra di loro e si sovrappongono in una mostra pensata come in un groviglio di linee e di forme solo all’apparenza in disaccordo, ma assemblate rigorosamente in una struttura spazio-temporale dove la sola azione concessa è cercare la via d’uscita e che si aprono ad interpretazioni parallele. L’essenza labirintica è proprio questo; la costante diversione dal fine ultimo di questo spazio, come se ogni passo, invece di avvicinare alla meta, la facesse via via dimenticare, alla ricerca di un nuovo senso. E’ così che si può ricominciare gustando il percorso, senza l’affanno del traguardo.

Le sue interpretazioni ci descrivono una parte del suo percorso artistico lungo e spesso doloroso, dove le emozioni devono spesso fare i conti con negoziazioni e rotture, fallimenti e gioie, ma che lo fanno proseguire alla ricerca di continui mutamenti e che assumono la forma di brevi e temporanee assegnazioni di senso, alla sperimentazione e alla comprensione di se’.

Carlo Vercelli nasce a Savona nel 1956; consegue la Maturità Artistica, e il Diploma di Accademia di Belle Arti sezione pittura a Milano.
L’artista trova la libertà di esprimere i propri sentimenti attraverso la pittura. Il suo carattere lo porta a preferire i pennelli e le mani che definisce ”i suoi strumenti primari” al posto delle parole. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, frequenta per diversi anni la Famiglia Artistica Milanese, culla della Scapigliatura Lombarda, dove lavora e impara da maestri come Eros Pellini, Renzo Zacchetti e Uggeri, che contribuiscono a rendere la sua una vita piena di sfumature, sia a colori che in scala di grigi, proprio come gli oli e le tempere che con pennellate decise ed energiche imprime sulle tele.
Ha al suo attivo numerose collettive e personali.


La mostra, visitabile fino a martedì 15 ottobre 2019, è organizzata da VISIONI ALTRE;
CONSUELO 2018 Acrilico su tela 80x60cm

Acrilico su tela 80x60cm

domenica 21 luglio 2019

INNESTI TELEMATICI - ART EXHIBITION 26.27.28. luglio 2019


VEDERE ATTRAVERSO – Installazione di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani


L'esposizione “Vedere Attraverso”  propone sette immagini in bianco e nero che raffigurano degli occhi; sono immagini fotografiche ingrandite e ritoccate alle quali è stato sovrapposto un leggero strato di cera. 
I due artisti lavorano con il materiale della natura, la cera e con l’organo vitale più importante ”L’OCCHO”, propongono una riflessione  sull’essere umano e sulla natura. La vista è uno degli argomenti cardini affrontato da Aristotele nella trattazione della “Metafisica” che  per il grande filosofo greco la vista era il senso più importante, in grado di farci conoscere meglio il mondo. Per Aristotele il fenomeno della visione era reso possibile dalla presenza del diaphanes, ossia di un elemento diafano e trasparente, che funge da mezzo intermedio, la luce. 



Il sodalizio tra i due performer e artisti contemporanei Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani nasce nel 2000 ed è caratterizzato da una sorta di nomadismo operativo che li vede impegnati in una esplorazione parallela nei numerosi percorsi dell’espressione artistica. Apprezzati esponenti nello scenario della cultura artistica sia in Italia che all’estero, la loro espressione si articola attraverso la performance, l’installazione e la ricerca multimediale, con particolare attenzione alle tematiche attuali. Emergono con estrema chiarezza le azioni di carattere universale con l’intento di favorire l’incontro del grande pubblico con i linguaggi contemporanei. 


Vedere Attraverso 2019 stampa fotografica su acetato 40x40cm,
liquido trasparente, vasca in plexiglass












martedì 1 maggio 2018

"HO SCRITTO LETTERE PIENE D'AMORE" di Bruno Lucchi

Si inaugura sabato 5 maggio 2018, alle ore 18.30 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM  2018 “Ho scritto lettere piene d’amore” personale dell’artista Bruno Lucchi, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, durante l’inaugurazione intervento poetico di Daniela Cardani e Gianni Sicoli.

La mostra, visitabile fino a domenica 20 maggio 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE).

1918 - 2018: Cento anni fa nasceva la Pace.
Per celebrare questo anniversario Bruno Lucchi propone, nell’ Oratorio di Santa Maria Assunta a Spinea VE una mostra inusuale per il tema forte trattato: La Guerra.
Protagonista indiscusso è l'essere l'umano immerso nel teatro di un'esistenza piena di paura, dolore, sofferenza che solo l'effetto di una guerra può creare.

“La fonte di ispirazione per questa mia personale” - dice l'artista trentino – “è stata la poesia di Giuseppe Ungaretti. I suoi versi colgono con passione e linguaggio limpido la bellezza che, nonostante tutto, emerge dal dolore di ogni evento bellico, in particolare dal dramma dell'individuo che poi si riflette, inevitabilmente, in quello dell'umanità. Ogni parola nelle mani di questo Poeta è colma di speranza, di vita.
Ho scritto lettere piene d'amore – frase ripresa dalla poesia Veglia dalla raccolta L'Allegria – abbraccia lo spirito che desideravo dare al frutto del mio lavoro. Dopo aver trascorso un'intera nottata vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio la penna del Poeta crea uno stupefacente alfabeto di bellezza: Ho scritto lettere piene d'amore.
Questa è arte. Quella vera”.

Tutte le opere che Bruno Lucchi espone denunciano, con la loro eleganza, la loro accuratezza raffigurativa e la grande intensità espressiva, l'inumanità della Grande Guerra. Di tutte le guerre.

La mostra esprime pienamente quanto richiama il titolo: “Ho scritto lettere piene d’amore”.
Uno stupefacente alfabeto di bellezza.
Parole scavate da mano d'artista.

Anche la guerra ha la sua poesia. E la Poesia, si sa, fa riflettere.


In occasione della vernice della mostra “Ho scritto lettere piene d’amore” di sabato 5 maggio 2018 Bruno Lucchi sarà presente all’Oratorio di Santa Maria Assunta via Rossignago SPINEA (VE)



                  
“Ho scritto lettere piene d’amore”


a cura di :   Adolfina de Stefani e luciana Zabarella
apertura e orari
dal giovedì alla domenica
                                                                                                                  16.00 – 20.00                                                                                                                                                 


       Ingresso libero






adolfinadestefani@gmail.com + 39 349 8682155
                                                                                               zabluci@libero.it
+ 39 335 6933177

www.visionialtre.com -    www.adolfinadestefani/blogspot.it

                        Oratorio di Santa Maria Assunta, Via Rossignago SPINEA - Venezia      
                                                 

domenica 15 aprile 2018

.....come racconti in cera d'api .....



                                                         











                                                                                                                 Comune di SPINEA
                                                                                                                                 Assessorato alla cultura



 Progetto di  Arti Visive
                                                                                          

…come racconti in cera d’api
di Nino Walter Riondato




a cura di
Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella



Si inaugura domenica 22 aprile 2018, alle ore 16.00 presso l’Oratorio di Villa Simion  SPINEA (VE), nell’ambito del progetto VISIONI ALTRE 2018
… come racconti in cera d’api, personale dell’artista Nino Walter Riondato, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a mercoledì 25 aprile 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

La mostra di Nino Walter Riondato presenterà al pubblico una selezione di lavori centrati sul tema …come racconti in cera d’api.

 “Sulla soglia tra onirico e reale e alterando la linearità del quotidiano Nino Walter nei suoi teatrini mette in scena vari personaggi: dei, persone, cani, maiali, cavalli, angeli , burattini e galline. Il cane è pressoché onnipresente come osservatore privilegiato e calmo di apparizioni o segnalazioni.
L’arte di Nino Walter Riondato si focalizza sul confronto tra il sogno e la realtà, negli ultimi anni ricorrente nei lavori delle sue sculture. Le creature di Nino sono abbozzi di corpi, colti in pose diverse tra ciò che rappresenta la quotidianità e quello che invece si può comprendere solo attraverso visioni surreali. Talvolta sembrano incroci di due figure, come se un corpo fosse sul punto di originarne un altro, o come se entrambi cercassero una sorta di unione. Tutto ciò genera una riflessione sulla capacità dell’artista che dimostra di riuscire a comunicare la sua visione del mondo che si incentra sull’uomo e gli animali, ma anche su quell’aspetto deformato di uomo contemporaneo, caratterizzato da ingenuità e purezza che viene rappresentato attraverso l’immagine di Pinocchio, Nasone Gravitazionale, in cui Nino ne ripone la salvezza.
Erica Dal Fiume

Nino Walter Riondato Dopo studi commerciali tanto desiderati dai genitori, Nino Walter Riondato si è avvicinato con passione allo studio della pittura che già, imberbe, praticava confusamente. I suoi insegnanti negli anni della formazione sono stati Bruno Saetti e Carmelo Zotti all’Accademia di Venezia. Egli si considera tuttavia un autodidatta. Ancora studente si è interessato alla fotografia che gli ha permesso di viaggiare e ricavarne un po’ di denaro. Nel campo dell’arte si è interessato a tutti i generi, dal disegno al video.   


In occasione della vernice della mostra Nino Walter Riodato sarà presente all’Oratorio di Villa Simion.
                  
… come racconti in cera d’api di Nino Walter Riondato
a cura di :   Adolfina de Stefani e luciana Zabarella
                                                                                 apertura e orari : tutti i giorni 15.00 – 19.00




       Ingresso libero






adolfinadestefani@gmail.com + 39 349 8682155
               zabluci@libero.it
+ 39 335 6933177
                                                                  www.adolfinadestefani/blogspot.it

Oratorio di Villa Simion, via Roma - SPINEA - Venezia                                                       

domenica 25 marzo 2018

My Bag of Flour



                
PARADISUM THEATRUM - Progetto di Arti Visive 

                              
My Bag of Flour
di Ruggero D’Autilia

a cura di
Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella
presentazione critica a cura di
Gaetano Salerno



   14/04 - 29/04                       Inaugurazione                                                   Oratorio di
                  2018                      sabato 14 aprile 2018                       Santa Maria Assunta
                                                 ore 18.30                                                     Via Rossignago
                                                                                                       30038 Spinea | Venezia






Si inaugura sabato 14 aprile 2018, alle ore 18.30 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM  2018 My Bag of Flour personale dell’artista Ruggero D’Autilia, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, testo critico e presentazione critica a cura di Gaetano Salerno

La mostra, visitabile fino a domenica 29 aprile 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

La mostra di Ruggero D’Autilia presenterà al pubblico una selezione di lavori centrati sul tema My Bag of Flour.

Scrive il critico d’Arte Gaetano Salerno: la personale My bag of flour di Ruggero D’Autilia sviluppa, attraverso una breve selezione di lavori pittorici (e un video), un percorso tematico specificamente pensato dall’artista e dal critico d’arte Gaetano Salerno per l’Oratorio di Santa Maria Assunta di Spinea, oggi suggestivo luogo espositivo ma fin dall’XI secolo importante centro di culto mariano, ancora dominato dalle reiterate figure della Vergine e del Bambino presenti nei lacerti degli affreschi della navata.
L’evento vuole infatti indagare il mistero del rapporto intimo di madre e figlio oltre la spiritualità e la sacralità della relazione divina; i lavori presenti coinvolgeranno i visitatori in un cammino terreno e carnale in cui entrambi gli attori di questa storia divengono sostanze fisiche, voluminosi e sovradimensionati elementi pittorici, per riportare nell’attualità e nell’autobiografismo il legame che lega da sempre - e primariamente - due esseri umani coinvolti nel medesimo destino, ciascuno strumento di un progetto iniziatico il cui centro lascia affiorare forte e dominante, dall’accettazione del concepimento all’accettazione della morte, un sentimento d’amore intimo e assoluto.
Nel ciclo esistenziale che la mostra evidenzia, emerge l’accoglimento fideistico di misteri dogmatici che la razionalità dello sguardo talvolta sembra non essere in grado di cogliere e di comprendere.
Il pensiero diviene esso stesso parte integrante di questa palingenesi, illuminazione improvvisa che lega il figlio alla madre e la madre al cielo senza apparenti né logiche spiegazioni, senza evidenti moti dell’animo se non un atavico senso di appartenenza e di determinazione dell’uno nell’altra e di entrambi nel tutto.
Dall’archetipo della madre, dalla saggezza antica espressa dalla sua silente presenza che assolve una funzione creatrice e mediatrice ha origine così una millenaria storia che vede plasmare il figlio della salvezza come un amalgama di acqua e farina, impastato con la medesima cura, la stessa lenta attenzione, la stessa paziente dedizione tramandata da generazioni passate e scandita da saperi presenti che desacralizzano l’evento riconsegnandolo all’attualità e alla quotidianità.
Prima dei pianti e dei vagiti del bambino, oltre il sangue e la tragedia dell’uomo, tra gli sprazzi di bellezza e di armonia che l’esistenza terrena (così come questa ricerca pittorica) nasconde sotto un ampio manto di sofferenza, molto prima e molto dopo dunque che si compia il destino di ciascuna singola umanità, esiste il silenzio e l’idea generante che questa mostra, lontana dai clamori delle urla e della suggestione visiva, analizza con tele prive di colore, parcamente delineate da emblematiche scale di grigi, da volti e corpi eloquenti stagliati dalle ombre, per visualizzare il limbo affettivo materno determinato dai propri contrasti, dai propri limiti temporali terreni, qui resi visibili dagli invalicabili confini del bianco e del nero.
Se la morte è nera la vita è bianca e richiama il candore ancestrale di un pugno di farina gelosamente conservata nel sacco della vita e della memoria, il gesto leggero e consolante di una mano che in essa intuisce il principio vitale di ogni esistenza e, con amore, le conferisce forma e consistenza, agendo sulla materia come la mater dolorosa che tramuta il proprio gesto in figlio, accettandone la trasformazione e alludendo, in questo particolare luogo espositivo, al dogma della Transustanziazione.
E all’immanenza di una sostanza mossa dall’amore che trascende la sua contingenza fisica, oltre la sua limitante definizione nel tempo e nello spazio, guarda questa pittura che dissolve la rigorosa definizione di citazioni - manieriste e caravaggesche - nell’immateriale e pura energia della luce.

Ruggero D’Autilia dopo gli studi al Liceo Artistico, ha conseguito nel 1984 il diploma del Corso i Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Lecce.
E’ docente di Discipline Grafiche e Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Venezia.
Il suo percorso artistico, fondato su un linguaggio visivo e lirico attento alla sperimentazione, si sostanzia del decisivo incontro con il poeta Edmond Jabès.
 In seguito ad una attenta riflessione sul fare pittura, si dedica all’approfondimento di temi, tecniche e poetiche dei maestri del ‘500 e del ‘600, allargando gli ambiti della sua ricerca anche in altri campi della produzione artistica, in particolare nella performance e nel video.
Vive e Lavora a San Donà di Piave (VE). E’ presente in molte esposizioni personali e collettive in Italia.





Ferimento di Amore 2017
olio su tela, 216x240 cm